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Tutti i commenti in questo unico articolo

Un cospicuo ed inaspettato volume di fogli, per “giustificare” le sanzioni disciplinari del 2022, ci ha costretti a presentare tutti i nostri commenti in questo unico articolo, che, a parte la lunghezza riteGli scimmiottamenti cercano di rniamo possa esaurire quasi ogni dubbio.

Se il sor Demossi ha battuto o meno il confronto con Fazzi spetterà a quell’unico lettore che avrà la voglia, e la determinazione, di arrivare fino in fondo, consultando ovviamente tutti gli atti deliberativi dei due organi, che vengono appositamente richiamati con i collegamenti.

La giustificazione sulla sanzione più attesa riguardava la Civetta ed abbiamo ritenuto necessario suddividere il commento in due tempi, senza Tutti i commenti in questo unicosupplementari.

Civetta – prima parte. Le dichiarazioni dell’onorandino della Civetta avevano alimentato la nostra curiosità. Bonacci ha sostenuto sulle colonne de La Nazione: “Tutto è avvenuto in poche decine di minuti prima delle 9 … in Piazza non per protestare ma in attesa degli eventi … una comunicazione tempestiva avrebbe … consentito di metabolizzare la cosa ai civettini e a noi dirigenti di gestire meglio la situazione. Invece i tempi stretti sono risultati determinanti per l’entità della protesta”.

Queste affermazioni sono state anche presentate sia di fronte a Fazzi che alla Giunta, ma le conclusioni a cui i due organi sono arrivati non hanno offerto richiami a ciò che è stato sostenuto dalla Contrada.

Fazzi ha ritenuto che l’addebito non riguardava “la presenza del cavallo all’Entrone”; il sor Demossi ha copiato Fazzi non entrando nel merito dentro l’osservazione della Contrada e lo ha fatto per “proteggere” gli annusatori.

Allora ci chiediamo se, concretamente, la Civetta non abbia pienamente ragione nell’aver segnalato come non sia mai stato deciso in modo concreto l'esclusione dal correre il Palio di Provenzano; sia per colpa degli annusatori ma con Palazzo che ha navigato a vista. Ed ha certamente ragione.

Vankook è stato riportato nel Castellare alle ore 9; alla Civetta l’esclusione scritta della non partecipazione al Palio sembra, secondo le nostre fonti, arrivata a mattinata inoltrata.

A questo punto il riferimento è indirizzato alla goffaggine e dilettantismo degli annusatori, veri pesci fuori dall’acqua che non hanno saputo gestire la delicatezza della situazione, assieme al sor Demossi. L’aver consentito alla Civetta la presenza al canape della prova generale è stato il primo segnale dell’assoluta impreparazione degli annusatori, al di là delle “raccomandazioni” impartite; da questa presenza sono derivate tutte le altre violazioni regolamentari che hanno portato alla sanzione di ben due Palii di squalifica alla Civetta, oltre agli accessori.

La Civetta ha commesso errori, poiché il non aver permesso per mezz’ora lo sgombro della pista non trova assolutamente giustificazioni di sorta. Si è trattato di un atteggiamento che ha intaccato l’ordine pubblico.

Così come l’aver tenuto le bandiere “legate” nel Corteo delle patacche assume solo un significato di sfida alle istituzioni; le motivazioni al riguardo del sor Demossi risultano condivisibili.

Al di là di questi comportamenti, la Civetta ha veramente perso una grande occasione nel mettere sul rogo gli annusatori, ed in particolare colui che segue (e riporta) tutto al mago-maghetto: tal Calbucci.

Se la Civetta è stata presa in contropiede da Fazzi, con la sua laconica affermazione sopra riportata, nei confronti del sor Demossi la Contrada doveva, a nostro parere, evidenziare come tutte le responsabilità richiamassero il livello organizzativo, con Palazzo che si è nascosto, lo ripetiamo, per non sputtanare i suoi annusatori.

Ora dalla Civetta ci aspettiamo una precisa posizione su due punti che possono diventare determinanti per il 2023 e gli anni successivi. Chiedere con forza la modifica dell’art. 56, inserendo un comma che permetta alla Contrada di turno di beneficiare, senza visite degli annusatori, della possibilità di auto-escludersi da una prova.

L’altro argomento, e qui l’onorandino della Civetta dovrà lavorare con particolare attenzione, è quello di pretendere dagli altri 16 onorandini un documento nel quale costringere Palazzo all’esonero di Calbucci e non solo lui. Questo perché adesso nei guai c’è piombata la Civetta, ma il tal Calbucci può creare danni imprevedibili, come lo ha fatto a ripetizione il mago-maghetto, alle altre 16.

Insomma per la Civetta, e non solo, si deve aprire un’invernata di grande lavoro per riposizionare molti puntini delle “i” che sono spariti all’improvviso e devono essere ricollegati tra loro. Non è ammissibile che un cavallo venga esentato (quarta prova), poi riammesso (quinta) e, infine, rispedito nella stalla, in modo ufficiale solo dopo alcune ore terminata la provaccia.

Forse il sor Demossi, che istituzionalmente ha agito bene nel “coprire” gli annusatori, dovrebbe porsi alcune domande.

Civetta – seconda parte. E veniamo alle quattro contestazioni di Fazzi contestate dalla Contrada di fronte al sor Demossi. Eccetto ciò che riguarda il proprio barbaresco, la Civetta ha trovato disco rosso su tutte le tesi avanzate.

Non poteva essere altrimenti visto che la Contrada si è limitata solo ad un copiato di ciò che è stato presentato a Fazzi, non tenendo in considerazione i precedenti sanzionatori dal luglio 2018, come la responsabilità diretta della Contrada per il comportamento del proprio fantino (censura), oppure le offese all’istituzione di vertice del Palazzo (deplorazione).

Vorremo anche sforzarci di andare incontro alle osservazioni avanzate dalla Civetta, ma l’impresa è di difficile realizzazione.

Finalmente abbiamo appreso  le giustificazioni sulla mancata sbandierata nel Corteo delle Patacche, ma anche qui ci siamo trovati di fronte ad una giustificazione che non ha tenuto nel dovuto risalto le “regole” impartite, e motivate, dell’era Demossiana. Tra queste, la cancellazione della filosofia di applicazione di tutto ciò che riguarda le sanzioni, non mai motivate, fino al 2017 tra izyno e Brunetto Nostro.

Leggere ciò che ha sostenuto la Civetta, e di rimbalzo il sor Demossi, ha chiuso definitivamente ogni dialogo sulla problematica. Se ai tempi di izyno, quando imperversavano solo i copia-incolla, la gestione della giustizia paliesca era da considerare allegra (non per altro chi decideva era quello bravo bravo di Poc, che ora fa anche il mangino della Tartuca), con il sor Demossi è tutto cambiato.

A nostro parere è cambiato in positivo, poiché ogni atto porta lucidamente alla ribalta tutto ciò che merita, con prolungate motivazioni, sulle sanzioni.

Forse il gruppo degli avvocati palieschi della Civetta ha trascurato semplici passaggi che, con più attenzione e un corposo archivio, sarebbero stati, probabilmente, vincenti.

Carboni. Alla luce delle argomentazioni proposte all’attenzione del sor Demossi, Carboni non ha fatto che ricalcare le stesse dinamiche e giustificazioni presentate a Fazzi.

Inoltre il nodo cruciale, che riguarda le disposizioni impartite dalla Commissione degli annusatori per disputare la prova generale, conferma la confusione che ha coinvolto Carboni da una parte e la dirigenza della Contrada dall’altra. Infatti, quando il sor Demossi afferma che “le indicazioni/disposizioni impartite dalla Commissione, di cui l’Autorità Comunale ne è stata garante, sono state disattese e/o non correttamente trasmesse dalla dirigenza della Civetta a Carburo”, significa che la confusione è stata totale.

In effetti qualcosa non torna. Comunque anche il “caso Carboni” merita attenzione a livello regolamentare, in quanto Palazzo si è trovato in difficoltà nel collegare la figura dell’annusatore con quella del Sindaco.

Ragion per cui, la prossima amministrazione di Palazzo dovrà obbligatoriamente ricorrere a confezionare l’articolo 102 bis. 

Milani. Anche con il sor Demossi, che ha seguito l’indovinata strada di Fazzi, non si è ancora capito cosa abbia fatto Milani nell’Entrone; tenuto tutto sottotraccia con la squalifica per un anno rimediata.

Anche questo è un “caso” da 102 bis, poiché i riferimenti normativi richiamati nulla hanno a che vedere con la figura del proprietario di cavalli.

In questo anno di squalifica cosa attende in concreto Milani? Il sor Demossi lo ha squalificato per un anno “in qualità di proprietario di cavalli … per le motivazioni contenute nell’ordinanza 99”.

Quindi, cosa dice l’ordinanza di richiesta di discolpe fatte da Fazzi nell'ordinanza 99? Dice semplicemente che Milani ha violato l’art. 37, co. 12. Nella pratica? Milani non può ritirare la “tessera di riconoscimento” né come proprietario, né come accompagnatore; di conseguenza non può mettere piede dentro l’Entrone per tutto il 2023. Sarebbe molto opportuno chiarire, con apposito atto, se Milani per il Fallimentone 2023 può intestarsi la proprietà di uno o più cavalli. 

Sanna e Zeddino. Il sor Demossi ha inaugurato con i due fantini le disposizioni contenute nella modifica di dicembre 2019 e tese ad evitare lo scambio di accuse. Ha fatto bene? Riteniamo di sì, perché ha perfettamente dimostrato con una semplice frase ("vuole addossare tutte le responsabilità relative all’ingresso a S. Martino” ponendosi ciascuno in contrasto con il co. 7 dell’art. 99, secondo il quale “gli scritti …devono avere esclusivamente natura difensiva diversamente non verranno acquisiti”); vale a dire che le rispettive accuse non producono quell’attenzione necessaria per diminuire il carico sanzionatorio.

Poi, entrambi i fantini non hanno “offerto una memoria diversa nella sua struttura motivazionale di quella presentata all’A.D. [ndr: Sanna e Zeddino]; sono venute a mancare considerazioni che, in qualsiasi maniera, potessero produrre da parte della G.C. un accoglimento alle sue tesi”.

Ciò significa che tutti gli avvocati palieschi nel 2023 dovranno impegnarsi in modo più concreto, rinunciando nella concretezza alle stesse tesi che, nell’esame precedente quello di Fazzi, non avevano prodotto risultati positivi.

Può anche essere la svolta, per i “cattivi” di turno, di evitare di presentare le discolpe al giudice paliesco e passare solo di fronte alla Giunta. 

Mula. Fin troppo complessa la situazione del fantino che si è visto contestare un fatto che, nelle conclusioni di Fazzi, risultava completamente fuori luogo. Infatti, il Mula, per essersi diretto al Verrocchio, doveva rispondere della violazione dell’art. 64 co. 2, mentre è stato ammonito per la presunta violazione dell’art. 65, co. 5.

E questo ha complicato non poco l’esame del sor Demossi, specialmente per la diversa ed opposta interpretazione data sul comma 2 dell’art. 64.

La prima parte del ricorso di Mula è stata liquidata dal sor Demossi come un errore materiale semplice semplice: “l’eccezione formulata, sulla violazione dell’iter procedimentale, non è altro che effetto di mero errore materiale”.

Nella sostanza Mula ha riproposto, per discolparsi dell’essersi diretto verso il Verrocchio, le identiche precisazioni formulate nella presentazione delle sue memorie all’A.D.”; mentre sull’interpretazione del comma 2 il sor Demossi ha sorvolato richiamando quanto scritto in tutti gli atti sanzionatori del 2022, richiamo che abbiamo già analizzato.

Ma il problema resta: ha ragione Mula o Fazzi nel vivisezionare il contenuto del comma 2 dell’art. 64?

Ed è un argomento su cui la nostra attenzione è sollecitata, per un’analisi più o meno definitiva.

Mula, però, perché si è diretto al Verrocchio? I deputatini di Provenzano, Fazzi e il sor Demossi non hanno fatto attenzione (e non potevano farlo) ad una dichiarazione del fantino pubblicata sulle colonne della Nazione del 6 luglio con la quale lo stesso Mula smentisce le sue memorie presentate a Fazzi e sor Demossi, in quanto ha sostenuto: “La colpa è mia, ma guardandolo, ho visto che il mossiere la stava annullando. Poi qualcosa nel meccanismo si è inceppato, il mortaretto non è scoppiato. Quando ero già di traverso gli gridavo no; anche lui gridava no … Il mossiere avrebbe potuto invitare l’addetto ad azionare il mortaretto. E possiede anche una bandiera … Ma non è accaduto”.

A parte le considerazioni sull’uso del mortaretto e bandiera (il fantino non ne conosce la portata regolamentare e parla per sentito dire), il Mula ha implicitamente confermato, nel dirigersi verso il Verrocchio, la sua iniziale volontà di astenersi dalla corsa, motivo che ha costituito l’applicazione della sanzione.

Ora perché questa dichiarazione non è stata  inserita nella relazione dei deputatini come "fatto notorio"? Perché, come al solito, manca un preciso coordinamento nell’ufficietto, oppure perché manca una vera e propria disposizione amministrativa rivolta a cosa debba contenere il dossier della Relazione. Nel momento in cui, come si legge negli atti ufficiali, è stato evidenziato che Mula è rimasto al canape per breve tempo, era evidente che questa dichiarazione rilasciata dal fantino dovesse complementare il dossier dei deputatini. 

Arri e Piras. La brevità dei tempi della mossa di agosto, collegata alla minuziosa visione del filmato, ha offerto al sor Demossi la possibilità di respingere ogni distinguo nei confronti di ciò che aveva sostenuto e motivato Fazzi per Arri e Piras.

Nella concretezza i due fantini hanno cambiato posto nelle brevi fasi della mossa in ogni occasione dell’allineamento. Su questo punto il sor Demnossi, come del resto Fazzi, è stato deciso senza dover ricorrere ad una depenalizzazione con la diffida. Su Arri, il sor Demossi ha sostenuto che “per tutta la breve durata della mossa, ha sempre cercato, come dimostrano ampiamente le immagini del filmato, di non mantenere la posizione assegnatagli” e che lo stesso “non ha offerto una memoria diversa nella sua architettura di quella presentata all’A.D.; sono venute a mancare considerazioni che, in qualsiasi maniera, potessero produrre da parte della G.C. un accoglimento alle sue tesi”. Discorsi da copia-incolla già evidenziati per altri fantini, come visto.

Su Piras, di cui abbiamo avuto occasione di leggere anche l’intero testo delle discolpe presentate, il sor Demossi ha bocciato tutti i tentativi di passare da ammonizione a diffida. Diversi i punti che sono stati analizzati dal sor Demossi, ad iniziare da quella speciale cronologia dei tempi della mossa che, lo ripetiamo, abbiamo potuto analizzare proprio nelle discolpe del fantino. Ebbene il sor Demossi ha sentenziato quanto sia “apprezzabile la ricostruzione cronometrica delle fasi della mossa da parte di Scangeo, ma tale ricostruzione ... non risulta veritiera …”; perché?

Perché nell’analisi il sor Demossi ha stabilito che “dal filmato analizzato si annota che Scangeo ha sempre cercato di collocarsi al di sotto della Tartuca a fianco della Civetta, sin dal primo ingresso tra i canapi e senza mai dare l’impressione di riprendere la posizione toccatagli in sorte, vale a dire l’ottava. Anche nella seconda fase della mossa non staziona all’ottavo posto, ma si pone, scambiandosi con la Lupa, al nono. Nel terzo ed ultimo allineamento si pone immediatamente, e per tutto il tempo, al di sotto della Tartuca e accanto alla Civetta. Il fatto che la Tartuca si sia sfilata dall’allineamento non significa che Scangeo sia partito dal suo posto, proprio perché è lui stesso che volontariamente, e senza mai accennare a riprendere la posizione dovuta, si è inserito arbitrariamente accanto alla Civetta senza mai allontanarvisi”.

Il filmato che abbiamo visionato, almeno quello trasmesso dalle TV locali, conferma ciò che il sor Demossi ha detto: Piras ha volontariamente cambiato posto in una mossa molto veloce e, pertanto, non facile dall’essere analizzata nei “tempi del via”.

La sanzione dell’ammonizione per i due fantini rientra, nella gestione Demossiana, con i precedenti che, come per il sardo-tedesco-tedesco-sardo, si riallacciano all’ottobre 2018.

9 gennaio 2022