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Il giudice Franca Pannuzio: "Non ci sono dubbi sulla responsabilità civile del Comune"

Si è svolto ieri, nelle aule del Giudice di Pace, il primo appuntamento per la vicenda legata al "giro in più" effettuato ad agosto dal Ricceri. Come era nelle previsioni la causa è stata rinviata al 17 luglio, un rinvio tecnico visto che lo stesso Ricceri risultava assente per il noto infortunio occorsogli domenica a Castiglion Fiorentino.

Ma la seduta è stata ugualmente ricca di importanti risvolti con l'avvocato De Mossi, difensore del fantino, che, nell'illustrare la sua richiesta, ha saputo cogliere con precisione il vero aspetto dell'intera vicenda.

Quello che avevamo accennato in precedenza, sull'eventuale responsabilità del Comune e, di conseguenza, sulla Festa nelle sue componenti organizzative, si è materializzata appunto con la lucida esposizione compiuta da De Mossi che ha illustrato con meticolosa attenzione e precisione passaggi importanti della complessa organizzazione paliesca.

De Mossi è riuscito a scandire tutti i tempi organizzativi stabiliti dal Regolamento del Palio incentrando nella figura del Comune le responsabilità organizzative, quelle disciplinari e, infine, quelle relative alla sicurezza.

In un concetto unico l'avvocato De Mossi ha messo in evidenza, e in fila, con precisione, tutti quei paletti che portano alla celebrazione della corsa, riuscendo anche a miscelare perfettamente gli articoli del codice civile con quelli del Regolamento del Palio.

L'articolo 2050 del codice civile sembra, infatti, critto su misura per il caso in esame: "chiunque cagiona danni ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa per sua natura ... è tenuto al risarcimento". 

Ne è venuta fuori una richiesta destinata a far scrivere nuove pagine nella storia giuridica del Palio e della Festa, vale a dire il coinvolgimento diretto del Comune di Siena su quanto è accaduto, in quanto organizzatore unico ed esclusivo della celebrazione del Palio.

Senza esitazioni, De Mossi ha puntato l'indice nei confronti della responsabilità civile del Comune di Siena, sostenendo che "sarà opportuno valutare se i comportamenti siano stati rispettati da tutte le componenti" ed evidenziando, di conseguenza, l'indiscussa problematica sulla sicurezza dell'intera manifestazione.

Opportuno, a questo punto, da parte nostra non entrare troppo in quel dettaglio che il Giudice Pannuzio ha, invece, saputo focalizzare con attenzione.  La chiamata in causa del Comune di Siena, per le proprie responsabilità organizzative, è stato un concetto che anche l'avvocato Pierini, difesore della parte offesa, ha accolto senza obiezioni.

Del resto Pierini ha voluto, con serenità, proporre all'attenzione del giudice sia il continuo rispetto di quelle regole non scritte, che sono patrimonio della collettività contradaiola, da parte del proprio cliente, sia il fatto che per dieci mesi il suo assistito è stato dimenticato da tutti e che nessuno si è mai interessato delle sue condizioni fisiche.

Ma ciò che Pierini ha teso ad evidenziare riguarda, appunto, quel concetto di sicurezza che emerge da situazioni del genere e, in questa direzione, facendo proprie le argomentazioni di De Mossi. Il fatto poi che l'avvocato Pierini non abbia mai avanzato alcun tipo di eccezione, durante tutta la seduta, fa emergere la consapevolezza di essere sempre a disposizione per trovare una soluzione che possa evitare una difficoltà organizzativa per l'intera Festa.

Segno questo che dovrebbe essere letto, ed interpretato, con estrema attenzione da Izino.

Ma il significato delle dichiarazioni del giudice Pannuzio meritano ben altro tipo di lettura e attenzione, se non di preoccupazione. Il giudice, che ha seguito con massima attenzione gli interventi di De Mossi e Pierini, è stato particolarmente esplicito: "Sulla responsabilità civile del Comune di Siena non esistono dubbi. Come ha illustrato l'avvocato De Mossi, racchiudere una massa di persone all'interno di una Piazza pubblica implica una responsabilità diretta".

Poi, dopo questi scappellotti ecco la soluzione che assume un sapore proprio delle cause che si consumano davanti al Giudice di Pace. Il giudice Pannuzio, infatti, non ha accolto la richiesta avanzata da De Mossi, per chiamare in causa, attraverso un decreto,  il Comune di Siena, ma ha trovato la strada, giusta a nostro parere, per imbastire un primo dialogo tra le tre parti in causa.

Più tempo a disposizione, quasi un mese. Poi, a microfoni spenti, il giudice Pannuzio ha dichiarato: "spero che il 17 luglio il Comune di Siena intervenga di sua spontanea volontà". Pierini e De Mossi si sono messi a ridere. Sempre a microfoni spenti.

Sergio Profeti

20 giugno 2007