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Siena e quel ridicolo scimmiottamento di Arezzo preso come esempio

Umberto Eco aveva ragione a definire quella buffanata di facebocche come il tristissimo luogo nel quale ognuno si erge unico conoscitore ed unico commentatore delle vicende che il quotidiano fa vivere.

Il paragone di Eco calza alla meraviglia per ciò che in molti, nei cosiddetti post dei social, hanno scritto su quello scimmiottamento turistico che si svolge ad Arezzo.

Commenti di gente di Contrada che, a nostro giudizio, ha causato l'effetto opposto. Non ci si può, infatti, attaccare a quelle folkloristiche ed esibizionistiche scazzottate (fatte tanto per far vedere una specie di odio senza radici), oppure a quegli assembramenti per compiere paragoni inconciliabili con ciò che è Siena.

Il troiaino di Arezzo ha, semmai, dimostrato l'esatto contrario di ciò che non sarebbe stato possibile in Piazza del Campo.

Non comprendere simili diversità, significa solo aiutare le forze governative ad operare ancor più in modo stringente nei confronti di Piazza. Se dopo la prima prova si fossero verificate "confusioni", iooure la gente si fosse allontanata dai posti a sedere e  preassegnati in Piazza, si può star certi che non ci sarebbe mai stata la possibilità di correre la seconda prova, figuriamoci il Palio.

La concatenazione di fasi del Palio, dall'estrazione al giubilo finale, rende impossibile paragonare la realtà di Siena al di là delle mura.

L'unicità del Palio continua ad essere tale, sia per un grazie al Prefetto, sia perché qualsiasi tipo di pur minima restrizione alle cadenze dei secoli lo renderebbe simile a quel troiaino di Arezzo ed ai vari scimmiottamenti italici.

9 settembre 2021